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immagine da http://www.key4biz.it

Vi presento qui una mappa che trovo molto esplicativa delle dinamiche in fase di sviluppo in merito all’ecosistema dell’innovazione. Se volete leggere il breve post in cui è inserita vi riporto qui l’indirizzo completo: http://www.key4biz.it/Smart_City/2014/01/Smart_City_Startup_Aziende_Innovazione_Servizi_Ecosistema_Urbano_Amministrazione_222209.html .
Molte key-words le avrete certamente giù sentite (almeno open data e crowdfunding), e ritengo che in Italia vengano ancora riportate nel loro conio anglofono perché così ‘suonano innovative’. Siamo fatti così, non c’è nulla da fare: non usciremo mai dallo status mentale di ‘cittadini di provincia’, per quanto ci sentiamo fieri del nostro generale (e generalista) made in italy.
Eppure ritengo che le alfabetizzazioni in corso d’opera (tra cui il nostro Festival per Innovazione, Ricerca, Sociale e Territorio, o FIRST, se preferite http://www.padovafirst.it/) stiano rivelando un tessuto sociale, imprenditoriale e civile di tutto rispetto, che attende (rombando nella rete) di poter emergere, per congiungersi ad una classe politica che usa key words (come FABLAB) a guisa di slogan, senza curarsi degli ossimori ideologici che si innescano nelle nostre teste di guardiani del futuro (com’è possibile, infatti, che la destra liberista accetti le prassi collaborative e open che i FabLab promuovono nel mondo?). 
I marxisti si affannano (da molto tempo) a mostrarci come il capitale mondiale stia monopolizzando l’espansione urbana per dar corpo al plusvalore finanziario, senza cura per le dinamiche territoriali locali. Al contempo l’innovazione (tramite start-up e app) socializza l’accesso al mercato, ma tende a sua volta a creare monopoli (anche se vengono visti come utili al tessuto sociale, poiché creano nuovi posti di lavoro). Tuttavia il paradigma di fondo rimane il medesimo, anche se il surplus prodotto è forse più molecolare.
Ma non inganniamoci, poiché il cambio di paradigma che molti attendono non avverrà solo grazie alla molecolarizzazione dei capitali e alla socializzazione degli investimenti (tramite campagne di crowdfunding, ad esempio). Occorre stabilire automatismi che permettano:
– il controllo della socializzazione dei costi
– la diffusione (maggiore possibile) dei benefici
– la creazione di valori ed effetti non solo di tipo economico
– la socializzazione dei processi (decisionali e produttivi)
– un accesso meritocratico sempre più smart (rapido, colto, efficace) ai fondi disponibili
– l’integrazione con processi e promozioni europee
Messi tutti insieme, questi punti mescolano le parti positive delle ideologie neo-lib e socialiste, e forse non sarà cosa semplice, lo riconosciamo. Ma gli automatismi sono codificabili (nella nostra realtà ad alto indice di connettività e di economia della conoscenza), e la meritocrazia (se applicata come nei paesi anglosassoni) ci garantirebbe una classe imprenditoriale, economica e (forse) politica adeguata.

E la città? Crediamo che l’urbanità rimanga il contesto di fondo all’interazione tra i vari stakeholders e che gli amministratori territoriali avranno un ruolo sempre più determinante di osservatori e facilitatori del processo in corso, essendo comunque rappresentanti di reti territoriali e funzioni centrali. Un punto nodale da chiarire è che il web è condizione necessaria ma non sufficiente per accelerare il processo di innovazione sociale. Esso può garantire una maggiore efficienza nei processi partecipativi, amministrativi e decisionali, ma non può fungere da promotore delle azioni innovative, che devono invece provenire da una zona franca, in cui strategie bottom-up (di impresa o di autorganizzazione del territorio e dei suoi residenti) entrano in contatto con quelle top-down (di gestione dei processi complessi e di governance territoriale). Questa zona è il contesto specifico dell’innovazione sociale. Per queste ragioni abbiamo creato il FIRST.