Seleziona una pagina

Valter Tronchin (1967 – 2009) era un amico, conosciuto allo IUAV di Venezia. Ci siamo incontrati durante le revisioni della mia tesi di laurea, poiché nel 1999 era assistente del mio relatore, il prof. Purini. Poi la sua professionalità (come architetto e come docente) e (mi piace pensarlo) la sua profonda umanità lo hanno condotto ad essere (a mio giudizio) una delle più straordinarie promesse dell’architettura veneta e, forse, nazionale.

Valter Tronchin, professore e architetto.

Improvvisamente è scomparso nel 2009, lasciando tutti sgomenti per la notizia. Un male raro, fulmineo.
Probabilmente è per queste ragioni che quando ho riconosciuto un suo progetto a Jesolo ho provato quell’emozione che solitamente mi pervade quando incontro un’opera d’architettura. Forse c’è poco di razionale nel mio giudizio, ma la bellezza si mostra liberamente, e anche nel caso di Ca’ Simo essa si concretizza come freschezza della proposta progettuale, libera da necessità utilitaristiche di massimizzazione del profitto (che invece caratterizza, in estrema sintesi, la speculazione edilizia).
E’ indubitabile che Jesolo rappresenti per il Veneto un esempio di pianificazione strategicamente rivolta agli investimenti di capitali nazionali ed esteri. Il masterplan è opera di Kenzo Tange, al quale venne affidato nel 1997, e la sua realizzazione sta dotando Jesolo di un insieme di attrezzature (infrastrutturali e strutturali) la cui finalità è la trasformazione di una località turistica datata (anni ’60) in un esperimento urbano che tenta di conciliare (anche nell’assetto urbanistico e territoriale) i flussi turistici con le staticità dei residenti.

Jesolo attuale.
Jesolo – stralcio del masterplan Studio Tange.

Le strategie principali del masterplan di Tange sono:

  • realizzazione di una viabilità a differenti scale e in grado di modulare l’accessibilità a Jesolo Lido
  • realizzazione di luoghi centrali a scala territoriale verso l’entroterra
  • adozione del tipo edilizio a torre per ridurre (nel tempo) la compattezza del fronte edificato lungo il mare

La disponibilità di aree edificabili e il coinvolgimento (anche) di progettisti di fama internazionale hanno richiamato l’attenzione internazionale su Jesolo, trasformata in uno dei maggiori laboratori del nordest italiano.
In questo contesto di generale trasformazione sperimentale di una porzione di territorio gli interventi più significativi sono spesso quelli che si innestano sul tessuto esistente (generalmente caratterizzato da edilizia a basso costo o di scarsa sensibilità nei confronti di una città che per troppo tempo è stata vista come un grande albergo stagionale).
Ca’ Simo di Tronchin rientra in questo gruppo di edifici-pionieri (interstiziali), che non possono fondare la propria autoaffermazione su mole o altezza, e che quindi colonizzano la città solo grazie alla resistenza del proprio codice genetico (ovvero il proprio linguaggio compositivo). Nel caso di Jesolo la ‘colonizzazione’ è d’obbligo, poiché si tratta di una città frammentaria, una a-topia veneta, in cui l’architettura ha spesso ceduto il passo all’edilizia.

Dunque Tronchin ha dovuto primariamente costituire (come atto fondativo) un principio geometrico evidente: il semi-cubo. L’inviluppo di Ca’ Simo è di 18x18x9 metri. Tutti le scelte compositive successive articolano (in accordo o per negazione) questa regola di base.

Questo è il codice genetico urbano dell’edificio, ovvero la regola che dall’edificio emana verso il suo contesto come principio ordinativo immediatamente percepibile. Entrando poi nel dettaglio della composizione (a scala più ridotta, ovvero legata alle esigenze della distribuzione interna e delle funzioni degli ambienti) la regola generale si frammenta, divenendo una teoria di sorprese e di piccole invenzioni formali che trasformano il semi-cubo in un edificio dal carattere residenziale (soprattutto nel lato interno, dove sono localizzate le funzioni private).

In questo transito dal pubblico al privato (e dunque dall’urbano al residenziale) si mostra l’abilità di Valter Tronchin, la sua sensibilità nel considerare l’edificio come opera pubblica nel suo aspetto estetico (Valter era un appassionato studioso del rapporto tra arte e architettura).
Questo atteggiamento progettuale teso a proporre un tipo di architettura con un carattere ibrido (in grado cioè di essere al contempo rivolta al singolo utente e alla città) è ancora più evidente nella nota G-House (in costruzione sempre a Jesolo), in cui gli azzardi utopici dei SITE trovano in Tronchin un coraggioso progettista in grado di adottarne la carica ironica e allo stesso tempo snob.

James Wines (S.I.T.E., Highrise of Homes)
Schizzo tematico della G-House (Valter Tronchin).

G-House, 3d del fronte opposto al mare. (Valter Tronchin)

G-House, fotomontaggio del fronte mare (Valter Tronchin)

La torre G-House (se non erro) è attualmente in fase di realizzazione (e come alcuni progetti italiani non protetti da lobby non è dato conoscere quando le sarà concesso di esser completata).