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Come promesso ecco un post dedicato al Forum di Barcellona, progettato da Herzog&DeMeuron e completato nel 2004.
La pianta è triangolare, con lati da 180 metri, ed è localizzato al termine della Diagonal che attraversa l’Espansione ottocentesca voluta da Cerdà, probabilmente una delle prime applicazioni dell’allora neonata disciplina urbanistica. L’Espansione ha un modello rigoroso nella suddivisione dei lotti, analogo per molti versi a Mahattan, e la Diagonal attraversa questa ‘griglia’ con una sezione stradale dimensionata per garantire un flusso su gomma adeguato a velocizzare il transito attraverso la scacchiera dell’Espansione. Naturalmente l’incontro tra  la Diagonal e l’Espansione genera, come forma di risulta, lotti triangolari. Per tanto la pianta del Forum sottolinea questa ‘risulta’ senza subirla, fornendole anzi uno status iconico a conclusione della lunga Diagonal.

Veduta del modello di Barcellona, al centro la Diagonal, in basso il Forum.

La sperimentazione sulla forma triangolare non è una novità a Barcellona. Piazza Orwell in prossimità delle Ramblas è triangolare, e fornisce un esempio di come il triangolo, nella nostra percezione prospettica, risulti fuorviante ai fini della misura dello spazio, poiché distorce la fuga prospettica e gioca la visione perimetrale. In tal senso il Forum dichiara, a mio avviso, di voler essere percepito come edificio e non misurato come forma nello spazio. La sua vocazione pubblica aveva la necessità di sottolineare la sua tattilità e prossimità piuttosto che una magniloquenza distaccata e monumentale.

FOTO Detlef  Schobert

I riferimenti all’esperienza tattile giungono da altre realizzazioni (soprattutto svizzere) di H&dM, mentre il blu rimanda a Klein e alla formazione artistica dei due architetti svizzeri. L’edificio, verso il mare, diventa raggiungibile al tocco (il basamento si rialza), e la sua superficie blu, realizzata con intonaco cementizio spruzzato, garantisce una nuova esperienza da parte del visitatore (come il Minnaert a Utrecht, in Olanda).

L’edificio mira dunque a scomparire alla vista (anche grazie alle diverse superfici riflettenti che compongono le facciate, i cavedi interni e il soffitto metallico del piano terra) per essere oggetto di una percezione sinestetica. All’interno il dettaglio è ridotto all’indispensabile, completamente oscuro, a sottolineare il suo essere edificio dal carattere primordiale. E infine, con l’ironia colta che caratterizza l’opera di H&dM, dall’oscurità si accede a servizi completamente gialli. A dimostrazione che l’architettura e l’arte possono continuare a giocare insieme.