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Pubblico qui di seguito alcune riflessioni sulla questione del Parametricismo, etichetta data dal suo principale sostenitore (e autore), ovvero P. Schumacker, per e con l’arch. iracheno Zaha Hadid. Non si comprendono le ragioni teoriche delle superfici curve in architettura se non si analizza l’apparato teorico/tecnico che ruota attorno all’opera di due notevoli progettisti come Z.H. e Frank O. Ghery. Qui ci soffermiamo solamente sulle questioni sollevate dal parametricismo di Schumacker/Hadid, anche se ci preme sottolineare brevemente che l’opera di Ghery rappresenta una sperimentazione meno avanguardista, per molti versi più consapevole di appartenere ad una lunga tradizione di ricerca del rapporto tra forma e struttura. I risultati di Ghery hanno mostrato un approccio progettuale non-funzionalista o formalista, in cui l’espressione ottiene nuovamente un suo tributo straordinario. Per queste ragioni le curve di Zaha Hadid sono diverse da quelle di Ghery: le prime ricercano una novità ibrida, né organica né artificiale, riducendo i formalismi a formule BIM, le seconde sono frutto di empatie, tra la struttura e la forma, tra il progettista e l’opera, tra l’architettura e la città.


Il Parametricismo di Schumacker è un’accezione della tecnologia BIM, nella direzione di un controllo parametrico della forma dell’architettura. All’aumentare della dimensione la BIM permette un’efficacia maggiore, poiché le interfacce tecnologiche si riducono proporzionalmente e l’architettura, in termini relativi, si elementarizza. In altre parole più il manufatto è grande più è possibile controllarne i singoli elementi costitutivi: struttura, tamponamento/rivestimento, impianti e finiture.
Il Parametricismo ‘risolve’ questo ‘ gradiente di efficacia’ rivolgendosi alla sola forma, e dunque può applicarsi indifferentemente al grande e al piccolo manufatto. Se da un lato questo permette al design di attraversare trasversalmente l’ambito dell’abitare, dall’altro sminuisce l’efficacia dell’usuale verifica sul campo del costruito. Non siamo nostalgici, ma è certo che stiamo entrando in una dimensione progettuale che potremmo definire momentaneamente come interreale. Infatti se nei suoi scritti Schumacker ribadisce che il Parametricismo ha la forza del Modernismo e costituisce l’unica vera novità/alternativa alla Postmodernità, noi affermiamo che siamo oramai fuori da ogni categorizzazione. Dovremmo infatti chiederci come si possa definire oggi una categoria storico-critica senza la possibilità di una qualsivoglia soluzione di continuitàcon le categorizzazioni precedenti. Già la Postmodernità ha posto (la) fine ad ogni costituzione unitaria e sistemica di teoria e prassi, al punto che, passando attraverso l’interdisciplinarità, le contaminazioni e le decostruzioni, i frammenti della modernità hanno svelato la propria capacità ricombinante e si sono riaggregati nel continuum della cultura contemporanea. Senza questi transiti notevoli non sarebbe possibile lo stesso Parametricismo.
L’architettura (fino al Decostruttivismo) si è posta come una struttura aperta alla penetrazione di un pensiero comune (per quanto possa essere colto quello di un progettista), che ne fondava sia la comunicabilità che la rappresentatività, oltre a costituire, come detto, un momento di particolare verifica delle procedure che realizzavano il mondo. L’architettura parametrica (e ci ostiniamo a voler conservare la distinzione tra architettura e interior e industrial designpoiché la scala di intervento è un meccanismo di accordo di senso tra i sistemi produttivi e interpretativi, al punto che le risposte progettuali a problemi di scala diversa saranno risposte diverse) è un unico insondabile, impenetrabile agli usuali meccanismi di verifica teoretica. Nello specifico (e a titolo esemplificativo) l’opera recente di Zaha Hadid è realmente un corpo senz’organi indivisibile. Il tentativo di raggiungere l’unicità e la novità avviene in ZH attraverso la consapevole trasformazione di abituali paradigmi logo-tecnici:

  •       –   Forma/funzione
  •       –   Interno/esterno
  •       –  Verticale/orizzontale
  •      –    Struttura/tamponamento


risolvendo poi il tema testo/contesto mediante la creazione di paesaggi, che privilegiano il dato sensorio su quello storico/critico. Il superamento di queste coppie diagrammatiche è un impegno lungo e gravoso, che genera inevitabili ibridi che tendono (ovviamente) a ricondurre superficialmente l’architettura alla massa continua, all’indifferenziato e al sublime. Ribadiamo che qui l’operazione critica è evidente e raffinata, e traspare con molta forza nelle architetture di ZH. L’architetto iracheno ha compreso che dopo aver decostruito il mondo doveva considerare il modo di ricostruirlo attraverso una scrittura/disegno, senza cedere nulla alla logotecnica di matrice (ancora) modernista.
Ma crediamo che la ricostruzione del mondo sia, appunto, un atto di creazione e dunque indipendente dalla necessità di costruire attorno ad esso un nuovo paradigma. L’emergere dell’unità (nel manufatto d’architettura) è stato frainteso e ha condotto a paragonare alcune recenti architetture alla scultura. Ma l’equivoco è solo un’ombra di passaggio, poiché l’elemento compositivo dell’architettura è (nuovamente?) la superficie curva.

Se intendessimo annotare un confronto tra Parametricismo e Transarchitettura daremmo queste linee-guida:

  •    Avviene il superamento delle coppie diagrammatiche di cui sopra, soprattutto forma/funzione,
  •   Il processo di differenziazione di Natura e Metafisica è quasi completo ed utilizza in nuovo e l’ibrido come ‘lenti’ progettuali,
  •  La differenziazione intacca tuttavia il processo di rappresentazione che lega l’uomo e la sua civiltà con i manufatti d’architettura. In altri termini questi manufatti interagiscono con le reti (a diverse scale) e spesso non con il proprio intorno locale,
  • Il Parametricismo deve assolutamente mettere in forma con le medesime leggi formali tutti gli apparati affluenti nei manufatti (edilizia, arredo, decorazione), al fine di forzare sull’alienità del manufatto, e dunque sulla sua inevitabile originalità,
  • L’assoluta autonomia del manufatto rispetto al soggetto progettante e fruente mette in crisi il processo di verifica del mondo attraverso la sua costruzione
  • Ogni architettura diviene monumento non-universale



The Parametricism of Patrick Schumacker is an app of the BIM technology in the direction of a parametrical control of the ‘constructing-form’ of architecture. The bigger is  the size the better BIM works, since the interfaces of construction reduce proportionately and architecture, in relative terms, becomes more ‘elemental’. In other words, the more the artifact is about the size you can easier control the individual components: structure, plugging / covering, systems and finishes.

The Parametricism ‘solve’ this ‘ effectiveness gradient’ turning to the only shape, and therefore can be applied equally to large and the small artifact. While this allows the design of crossing across the area of housing, on the other diminishes the effectiveness of the usual checks on the field of buildings. We are not nostalgic, but it is certain that we are entering a project dimension that could be defined at the moment as interreal. Indeed, the interaction between the physical reality and physical algorithms of BIM are interrelated by a design that it can verify the constructability on the one hand and imaginary efficiency on the other, placing the extremes on the same conceptual level.
If in his writings Schumacker reaffirms that Parametricism has the strength of Modernism and is the only real news / alternative to postmodernity, we affirm that we are now beyond any categorization. We should ask ourselves how we can now define an historical category without the possibility of any solution of continuity with previous categorizations. Postmodernism has already placed the word end to any unitary and systemical constitution of theory and practice, so that, through the interdisciplinary, contamination and deconstruction, the fragments of modernity have revealed their recombinant ability, rejoining themselves in the continuum of contemporary culture. Without these significant transits could not be also the Parametricism.

Architecture (until Deconstructivism) was established as a structure open to penetration by a common thought (though it may be perceived as a designer), who founded both the communicability and the representation, in addition to give, as mentioned, a time for the verification of the procedures that performed the world. The architectural Parametricism (and we persist in wanting to preserve the distinction between architecture and interior and industrial design because the scale of action is a mechanism for agreement of meanings between production systems and interpretation, so that different design scales of problems lead to different designs) is a single unfathomable, impenetrable to the usual mechanisms of theoretical verification. Specifically (and limited) the recent work of Zaha Hadid is really a body without organs, indivisible. The attempt to reach the uniqueness and novelty in ZH is through the conscious transformation of the usual logo-technical paradigms:

– Shape / Function

– Internal / External

– Vertical / horizontal

– Structure / curtains

then resolving the issue of text / context through the creation of landscapes, which gave priority to the perceptive issue instead of the historical / critical one. The overcoming of these pairs is a diagrammatic long and demanding commitment, which inevitably create hybrids that tend (of course) to bring the surface architecture to continuous mass, undifferentiated and the sublime. We stress that here the critical operation is clear and refined, and reflected very strongly in the architecture of ZH. The Iraqi architect has realized that having deconstructed the world, she must consider then how to rebuild it through a writing / drawing, without giving anything to modernist logical/structural construction.

But we believe that the reconstruction of the world is, indeed, an act of creation and thus independent of the need to build around it a new paradigm. The emergence of the unity (in architectural artifact) has been misunderstood and has led to compare some recent architecture to sculpture. But the mistake is only a shadow of passage, since the element of the design is (again?) the curved surface, not the mass. The architecture does not intend to become a sculpture, even though both are still subjected to changes depending on scale.


Finally, if we intended to write a comparison between Parametricism and transarchitecture we would give these guidelines:

– Occurs overcoming pairs diagrammatic above, especially the shape/ function one,

– The process of differentiation of Nature and Metaphysics is almost complete and used the new and the hybrid as ‘lens’ for design,

– The differentiation, however, affect the process of representation that binds man and his civilization with architectural artifacts. In other words, these artifacts interact with the networks (at different scales) and often  ignore their local surroundings

– The Parametricism absolutely must put in shape with the same formal laws all the artifacts (buildings, furniture, decorative accessories) in order to force on alienation of the artifact, and thus on its inevitable originality

– The absolute independence of the artifact to the ‘designing subject’ undermines the process of verification of the world through its construction

– Each architecture becomes a non-universal monument