Seleziona una pagina
Polaroid Instant Camera

Ancora Bergson ipotizzava che non esistesse un vero presente inteso come istante. La fotografia ci aiuta a comprendere quale sia la nostra idea di istantanea: una cattura di una ‘sezione’ del tempo, in analogia al frame cinematografico, un’interfaccia tra il passato e un ‘nuovo’ presente (o l’insieme dei presenti successivi a quello in cui si è realizzata l’istantanea).
La Polaroid aveva tradotto la metafora in processo, creando una sorta di fattoide/prodotto: se la fotografia era la somma di un processo di inquadratura/scatto/sviluppo/stampa allora più si accorciava la durata complessiva del processo più si riusciva a realizzare l’idea di istantanea. Aggiungo che la progressiva corruzione dell’immagine-Polaroid nel tempo aggiungeva alla metafora una riflessione aggiuntiva sul rapporto tra immagine e memoria: la cattura era comunque destinata a scivolare nell’oblio (nemesi necessaria ad una memoria profondamente antropologica). La Polaroid mostrava quindi anche la fragile consistenza dell’istantanea, e lasciava ancora in campo la scelta dell’inquadratura (visto il costo del pacchetto di ricarica!).
Oggi questi costi (fisici e psicologici) e investimenti emotivo-creativi (la scelta dell’inquadratura) si sono molto ridotti. L’istantanea Instagram è completamente gratuita, garantisce post-produzione e durevolezza migliorando l’offerta Polaroid (che smise la produzione di pellicole autosviluppanti nel 2008). Il transito tra un paradigma storico (basato su continuità e discontinuità epocali) ad un paradigma simultaneo (basato sulla predominanza dei sistemi di rappresentazione esterni rispetto alla capacità di rappresentazione antropologica e interna) ha operato sulla smaterializzazione dei mezzi di rappresentazione, sulla riduzione delle durate dei processi (aumentando al contempo la quantità di processi in background). Ma non solo. I processi si sono diffusi e automatizzati, e la loro capacità mimetica e sostitutiva (ma anche simulativa) ha ridotto alcuni processi volontari, come quello della memoria.
Il concetto bergsoniano della memoria era attivo, non semplicemente accumulativo: la memoria (intesa come accumulo di immagini raccolte dall’esperienza del passato) forniva elementi virtuali (dunque senza valore intrinseco) da attualizzare mediante un atto di volontà, mirato (come si è detto) all’azione. La memoria collettiva sta evolvendo invece in una memoria di massa collettiva, e i meccanismi di attualizzazione si sono indeboliti, essendo meno legati all’azione e più specificatamente correlati alla ricerca. Il Clouding fornisce anche strumenti operativi (come software a noleggio) che rafforzano l’autonomia della Cloud (come servizio) e indeboliscono l’idea di azione come altro rispetto alla memoria stessa.
Per certi versi le tracce che lasciamo nella realtà aumentata (mondo+virtualità elettronica) sono di gran lunga più numerose di un tempo, ma dalla profondità così esigua da non essere nemmeno delle scalfiture. E, di fatto, esse sono visibili solo ai motori di ricerca (altro servizio legato al Clouding). La realtà aumentata è quindi ben più simile ad uno spazio liscio deleuziano piuttosto che ad uno spazio striato normato, uno spazio del nomade, al quale spetta un’identità assolutamente non territoriale, ma ancora profondamente corporea, a patto che il corpo non subisca un depotenziamento culturale.
Leggo infine su Wiki che dal 2010 Lady Gaga è la direttrice creativa dell’azienda. Forse un segno che le nostre riflessioni non sono così astratte…