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Questo post è il primo di una serie, tutti dedicati al come fare un parco nel cielo.

Mi riferisco al parco della High Line nella città di New York, nell’isola di Manhattan, tra il West Village e Chelsea. E’ una bella storia da raccontare e credo possa interessare anche ad un pubblico più ampio dei soli addetti ai lavori. Vorrei riuscire a raccontare questa storia in modo inclusivo, così da incuriosire anche chi non si occupa direttamente di rigenerazione urbana per mestiere.

Il caso della realizzazione della High Line dimostra infatti che l’abilità degli Amici della High Line, l’organizzazione che è riuscita a realizzare il parco, è stata, anche, quella di riuscire a costruire, negli anni, una comunità variegata, composta da cittadini, comitati di quartiere, istituzioni, filantropi, lobbisti edili e personaggi pubblici.
Nessuno escluso.

La High Line è un parco pubblico, dal design molto ricercato, sia nelle soluzioni di dettaglio (pavimentazione, sedute, parapetti, illuminazione) che nel tipo di piantumazione ideata da un pioniere come Piet Oudolf (qui potete trovare alcuni schemi adottati per la High Line).
Immagino che molti dei visitatori del parco della High Line a New York abbiano dunque subìto il suo fascino, come è accaduto al sottoscritto. Dal 2013, anno in cui visitai la metropoli americana, la High Line ha catalizzato nella mia sensibilità di designer alcuni interrogativi che nel tempo si sono fatti via via più specifici, e che mi hanno spinto ad approfondire il processo che ha portato a realizzare un manufatto dal design unico.

Tutto è iniziato nel 1999, quando due giovani sconosciuti, Joshua David e Robert Hammond, non ancora trentenni, hanno immaginato di salvare un vecchio tratto ferroviario funzionante dal 1934 al 1960, definitivamente dismesso dal 1980.
Dieci anni dopo, il primo giugno del 2009, Joshua e Robert riuscivano a tagliare il nastro inaugurale del primo tratto del parco della High Line. Oggi il parco è completato, e quei primi dieci anni sono stati un percorso ad ostacoli che i due fondatori della no profit Friends of the High Line hanno superato grazie ad un prodigioso mix di umiltà, coraggio e determinazione, e un pizzico di ingenuità iniziale.

Il libro che racconta la loro storia è intitolato High Line – the Inside Story of Ney York City’s Park in the Sky, del 2011, ed è stato preceduto da Reclaiming The High Line (edito nel 2002 da Design Trust For Public Space – lo potete trovare qui), quando il governo della città di NY passò dal sindaco Giuliani (che intendeva demolire la High Line) al sindaco Bloomberg, che da pragmatico uomo d’affari comprese le potenzialità del progetto e la cui amministrazione sostenne, anche economicamente, la realizzazione del parco.

“Un paio di signori Nessuno che hanno deciso di affrontare una missione impossibile”: ecco come un giornalista che stava scrivendo in merito all’improbabile successo della High Line una volta si riferì a noi due.

Inside Story contiene un inebriante mix di nomi, di dati, di ispirazioni, di fragilità, ma anche di esperienze vissute sulla pelle di Joshua e David che i due amici trascrivono senza pudore o arroganza, regalando momenti di grande umanità, fin dalla breve prefazione, che qui riporto in traduzione:

Regole del parco della High Line. Foto di Enrico Lain.

Ed è vero: quando abbiamo iniziato sapevamo davvero poco in merito a restauro, architettura, organizzazione delle comunità, orticultura, raccolta fondi, a come si lavora con la pubblica amministrazione, o a come si gestisce un parco.
La nostra mancanza di competenze è stata la chiave del successo della High Line. Ci ha forzati a chiedere aiuto ad altre persone. Sono state loro che si sono raccolte attorno a noi, che ci hanno guidato, e hanno svolto qual lavoro che noi non sapevamo come affrontare, sono loro ad aver reso possibile la High Line.
Potreste parlare con tutte le persone menzionate in questo libro, o con chiunque delle varie migliaia di vicini, volontari, sostenitori, designer, rappresentanti della pubblica amministrazione, e membri dello staff della High Line che sono stati coinvolti nel nostro lavoro, e ciascuno di loro vi racconterebbe una storia diversa da quella che abbiamo raccontato noi. Le loro versioni sarebbero altrettanto vere.
Questo libro non riesce a raccontare tutto. Molte persone che hanno giocato un ruolo critico non sono menzionate per nome, e molti altri eventi importanti non sono qui descritti.
Ma quanto camminiamo sulla High Line, tutti noi ricordiamo ciascuna storia che giace sotto ogni pezzetto del parco. Ci piace pensare che anche altre persone possano apprezzare queste storie segrete, e provare quanto la High Line sia impregnata della passione delle persone che hanno lavorato insieme per renderla ciò che è oggi”. 

(Joshua David – Robert Hammond, NYC, agosto 2011)

Devo ammettere che il libro, per me, ha certamente svolto il suo compito, emozionandomi al punto di rinverdire il ricordo di quelle passeggiate di cinque anni fa, tra i binari dismessi. Tuttavia sono stati i contenuti più tecnici (le procedure, i costi, le competenze apprese, i soggetti coinvolti, le strategie di comunicazione e quelle politiche, le metodologie di costruzione di una comunità attorno al progetto) che mi hanno convinto a scrivere questa serie di post.

Vorrei infatti raccontarvi la storia della High Line come fosse un tutorial, composto dalle piccole e grandi lezioni che Joshua e Robert hanno imparato in dieci anni (di ansie, notti insonni, litigi feroci, lacrime e soddisfazioni per una vita intera). Inevitabilmente si tratterà di una sintesi da designer, ma tenterò di mantenere la freschezza e la popolarità del linguaggio di Inside Story, nel rispetto delle intenzioni dei suoi autori.

Ecco qui di seguito i post che sto scrivendo per raccontarvi nel dettaglio il processo di realizzazione del parco:

#01- due ragazzi con un logo
[costruzione delle partnership]

#02- vista dal basso 
[costruzione della comunità e del consenso locale]

#03- una città costruita sui sogni 
[comunicazione e costruzione di un immaginario]

#04- i soldi contano 
[finanziamenti, fundraising e donazioni]

#05- più di un singolo parco 
[pianificazione, rapporti con la p.a. e procedure amministrative]

#06- amici della High Line 
[organizzazione e gestione]

#07- qualcosa di straordinario 
[design, costi e tecnologie]

#08- un progetto inusuale 
[valutazione degli esiti del processo]

Potrete leggere ogni post in modo indipendente, poiché riguarderanno singoli temi di progetto, sviluppati nel corso della realizzazione del parco.
Nel prossimo post vi racconterò dunque di come due ragazzi di meno di trent’anni siano riusciti a consolidare un invidiabile gruppo di lavoro e una rete di relazioni che sono arrivate fino al senato degli Stati Uniti…